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trucchi per pc settimanali e mensili
Tuesday, May 31, 2005
Sunday, February 27, 2005
Word e Excel: documenti protetti in balìa di qualunque malintenzionato?
Secondo un ricercatore universitario, l'algoritmo di codifica dei documenti presenta una "seria" vulnerabilità
Michele Nasi
20 Gennaio 2005
Un ricercatore afferma di aver scoperto una vulnerabilità definita "seria" nell'algoritmo utilizzato da Microsoft per la codifica dei documenti Word ed Excel.
Il problema è collegato all'approccio usato nel richiamare la codifica RC4 a 128 bit: quando un documento viene nuovamente salvato su disco dopo la sua creazione iniziale, viene utilizzata sempre la stessa chiave e gli stessi vettori di inizializzazione.
L'indagine è stata compiuta da Hongjun Wu (Institute of Infocomm Research, Singapore) ed i risultati della stessa sono stati pubblicati nel suo documento pubblico dal titolo "The Misuse of RC4 in Microsoft Word and Excel".
La vulnerabilità, che interesserebbe tutte le versioni di Office, sembra molto tecnica, tuttavia Wu descrive un nutrito numero di scenari quotidiani durante i quali la sicurezza di un documento potrebbe risertirne assai negativamente.
Una situazione comune è quella in cui due collaboratori modifichino versioni successive di uno stesso documento ove la password resti la medesima.
Effettuando uno XOR (si tratta di una funzione matematica) sulle due versioni del documento, è possibile ottenere un bel po' di informazioni sul suo contenuto.
Si supponga che due utenti stiano lavorando su uno stesso documento Word (od Excel). Entrambi sono a conoscenza della password a protezione del documento (che rimane sempre la stessa). Gli utenti si scambiano poi il documento, così codificato, per un certo numero di volte.
Durante queste fasi vengono utilizzati sempre la stessa password e lo stesso vettore di inizializzazione: un malintenzionato, una volta "intercettate" le varie versioni del documento, potrebbe facilmente visualizzarne il contenuto effettuando, appunto, un'operazione di XOR.
Un esempio ancora più semplice. Supponiamo che un utente stia lavorando su un documento Office (Word od Excel) ed utilizzi una password per proteggerlo.
Durante il suo lavoro, è possibile che l'utente crei delle copie di backup del suo documento. Il solito malintenzionato (che abbia magari accesso al computer dell'utente) potrebbe recuperare informazioni sul documento dai vari file di backup anche se questi non conosce la password.Al momento Microsoft non si è ancora pronunciata sul problema.
Excel: proteggere una cartella di lavoro
Quando si protegge un foglio di lavoro, questo può essere visualizzato e navigato in lungo e in largo ma non vi si possono apportare modifiche di alcun tipo.
Per farlo bisogna togliere la protezione dichiarando la relativa password. In certi casi, però, quello che può interessare è che non venga variata la struttura di una intera cartella, cancellando fogli o eliminando finestre che vi sono ospitate, ma permettendo, perché necessari, inserimenti o modifiche di dati preesistenti.
Aprire il menu Strumenti, selezionare Protezione, quindi Proteggi cartella di lavoro nel corrispondente sottomenu.
Nel box che viene visualizzato specificare se la protezione deve coinvolgere solo la struttura della cartella o anche eventuali finestre. La dichiarazione della password è facoltativa.
Word: incorniciare con un bordo le pagine di un documento
Quando si prepara una relazione, può essere utile “incorniciare” il testo dell'intera pagina, magari con un motivo grafico che catturi l'attenzione.
In tal caso Word propone una funzione dedicata che opera nell'ambito del menu Formato. Aprire il suddetto menu e selezionare Bordi e sfondo.
Si determina così la contestuale apertura di una maschera a tre schede, in cui si attiva quella etichettata Bordo pagina. Nella sezione sinistra della scheda, premendo la corrispondente icona, si può selezionare il tipo di bordo desiderato, di cui viene visualizzata l'anteprima nella finestra di destra.
Nella sezione centrale, invece, si possono definire lo stile, il colore, e lo spessore della linea che costituisce il bordo. Le scelte si operano negli elenchi a discesa associati alle tre caselle dedicate.
L'elenco a discesa associato alla casella in calce alla sezione consente di sostituire le linee del bordo con un motivo grafico, da scegliersi fra quelli proposti (oltre 160).
E veniamo alla terza sezione, che ospita la finestra di anteprima. Intorno alla finestra vi sono quattro pulsanti che, se premuti, eliminano o aggiungono una parte di bordo in sintonia con la grafica che hanno sovraimpressa.
Nella casella sottostante, aprendo l'elenco che vi è associato, si possono definire le modalità di applicazione del bordo che è stato scelto, vale a dire se deve essere applicato a tutte le pagine del documento, oppure selettivamente.
Non leggo più la cronologia di Internet Explorer
Da alcuni giorni non riesco più a leggere la cronologia di Internet Explorer. Ogni volta che mi disconnetto perdo tutte le informazioni scaricate. Ho provato a ripristinare le opzioni di Internet, sia dal pannello di controllo che dal menu Strumenti delle opzioni di cartella (come suggerito nella guida), ma il problema rimane. Possiedo un Pentium 4 2,4 Ghz, con 512 MB e HD da 60 GB. Come sistema operativo ho Windows XP Professional con Service Pack 1 installato.
Secondo Microsoft il problema, peculiare di Internet Explorer nel sistema operativo Windows XP, si verifica quando si ha un antivirus che include una funzione di blocco dell’esecuzione degli script ActiveX.
Microsoft consiglia di disabilitare la funzione, oppure di installare il più recente aggiornamento dell’antivirus o più drasticamente di rimuoverlo. Poiché il problema si verifica soltanto nella visualizzazione per data, un metodo per aggirarlo è di selezionare la visualizzazione per sito o per numero di visite
Come cancellare il contenuto del file Index.dat
Una procedura che aiuta a proteggere la propria privacy su Windows
Michele Nasi
Il pulsante Elimina cookie di Internet Explorer (contenuto in Strumenti, Opzioni Internet, Generale), permette di cancellare gran parte dei cookie ma alcune tracce non vengono eliminate: rimane, per esempio, il file index.dat - contenente informazioni sui siti visitati e che può assumere, con il passare del tempo, dimensioni molto elevate (ben più dei 32 KB standard). Essendo un normale file di testo, può essere consultato da chiunque acceda al personal computer. Index.dat, per di più, non risulta eliminabile perché è bloccato da parte del sistema operativo.
Essendo apribile con un normale editor di testo, index.dat può rappresentare una minaccia per la propria privacy perché permette di ottenere informazioni su alcuni siti Web visitati, rendendo così possibile carpire informazioni sulle proprie preferenze.
Per sbarazzarsi del file index.dat e di tutti i cookie potete far uso del programma gratuito Empty Temp Folders che trovate in questa pagina.Per liberarsi di tutti i cookie installati, cliccate sulla scheda Cookies, History, URLs quindi sul pulsante che simboleggia un biscotto (Show cookies) infine sull'ultimo pulsante Delete ALL listed items.
In alternativa, anziché utilizzare Empty Temp Folders, nel caso usiate Windows 2000, scaricate questo file.Collocate, quindi, il file DELCOOKIE2K.CMD nella vostra cartella Esecuzione automatica.Per accedervi digitate in Start, Esegui... quanto segue:%userprofile%\Menu Avvio\Programmi\Esecuzione automaticaCopiate, quindi, il file DELCOOKIE2K.CMD all'interno di questa cartella.Riavviando il sistema, al successivo accesso all'interno di Windows 2000, verranno cancellati, oltre alla lista dei cookie (file index.dat compreso) anche la Cronologia e i file temporanei (cache) di Internet Explorer.L'eliminazione dei file temporanei potrebbe richiedere diversi minuti. Dopo la pulizia, potete eliminare, dalla cartella Esecuzione automatica, il file DELCOOKIE2K.CMD.
Nel caso in cui utilizziate Windows XP, biosgna invece scaricare questo file.Collocate, quindi, il file DELCOOKIEXP.CMD nella vostra cartella Esecuzione automatica.Per accedervi digitate in Start, Esegui... quanto segue:%userprofile%\Menu Avvio\Programmi\Esecuzione automaticaCopiate, quindi, il file DELCOOKIEXP.CMD all'interno di questa cartella.Anche in questo caso, riavviando il sistema, al successivo accesso all'interno di Windows XP, verranno cancellati, oltre alla lista dei cookie (file index.dat compreso) anche la Cronologia e i file temporanei (cache) di di Internet Explorer.L'eliminazione dei file temporanei potrebbe richiedere diversi minuti. Dopo la pulizia, potete eliminare, dalla cartella "Esecuzione automatica", il file DELCOOKIEXP.CMD.
Tenete presente, comunque, che i due file .CMD sono utilizzabili, rispettivamente, solo su versioni di Windows 2000 e Windows XP in lingua italiana.
Non riesco ad accedere ad alcuni siti
La ricerca affannosa di un Trojan sul mio PC, mi ha portato a eliminare dei cookie. Ora non mi è possibile poter accedere ad alcuni siti che prima vedevo normalmente.Tali siti mi segnalano la disabilitazione dei cookie e mi chiedono di riattivarli. Ho Explorer 6.0 e con il livello di protezione Internet basso, ma non riesco a venire a capo per il ripristino che mi viene richiesto.
L’abilitazione dei cookie non si trova nell’area Protezione ma in quella denominata Privacy. L’impostazione predefinita di Internet Explorer è Medio.
Esistono programmi spia?
Vorrei sapere se esistono programmi che, se installati, possono rendere visibili le operazioni fatte sul PC ad un'altra persona, in una rete d'ufficio per esempio. Vorrei anche sapere come posso fare a scoprire se sono stati installati
Sì, ne esistono di diversi generi, per scopi che vanno dalla gestione remota al controllo. Per esempio un software di gestione della rete come Dameware NT, fornisce la possibilità di installare su un computer remoto un controller che permette all’amministratore di rete di visualizzare in tempo reale il contenuto del desktop e di prenderne il controllo, senza bisogno di alcun assenso da parte dell’utilizzatore.
Altri programmi tengono traccia dei siti visitati, dei tasti premuti (Keylogger), e salvano queste informazioni in un file che poi può essere inviato sulla rete o consultato in loco. In generale quest’ultimi sono difficili da rintracciare, proprio per la loro natura tendono a rimanere il meno visibile possibile. Manovre come la pressione contemporanea dei tasti Ctrl, Alt e Del per visualizzare i processi in corso non servono, questi programmi fanno in modo che la loro presenza non risulti.
L’unico metodo efficace è ricorrere a programmi specifici. Tra i vari che abbiamo provato uno dei nostri preferiti è PestPatrol (www.pestpatrol.com). Tra l’altro la società che lo produce, al sito www.pestscan.com/scan.asp mette a disposizione uno scanner per la rilevazione di adware, spyware e keylogger. Il programma richiede che siano attivi i controlli ActiveX e verifica solo la presenza senza eseguire alcuna rimozione, operazione per la quale è necessario acquistare la versione a pagamento che costa circa 40 dollari. PestPatrol visualizza oltre al nome dei programmi trovati alcune informazioni sul comportamento e sul livello di minaccia per la privacy.
Vorrei cancellare la cronologia delle parole chiave
Come si possono cancellare le parole chiave utilizzate per i motori di ricerca (la loro lista ricompare sempre nella finestra quando inserisco una nuova parola nonostante abbia cancellato cookies e file temporanei)? Posseggo un computer dove è installato Windows XP.
Per evitare che appaia la lista delle parole digitate si deve disabilitare la funzione di completamento automatico che si trova in Strumenti, Opzioni Internet, Contenuto, Completamento automatico nel riquadro Informazioni personali. Nella finestra Impostazioni Completamento automatico sono presenti due tasti che cancellano la cronologia del completamento automatico e le password digitate. Per cancellare le parole digitate nella barra di Google, quella che si aggiunge a Internet Explorer, si deve cliccare sul nome Google e selezionare Cancella Cronologia Ricerche.
Esistono programmi per la visualizzazione dei siti visitati?
Vorrei sapere se esistono programmi di controllo per verificare i siti visitati su Internet a insaputa dell’utilizzatore
Partendo dal presupposto che l’utilizzatore non sia smaliziato e quindi non si sia procurato e installato un programma per la cancellazione delle tracce di navigazione in Internet e che stia usando Internet Explorer per la navigazione, esistono diversi strumenti di Explorer che permettono di controllare quali siti sono stati visitati.
Premendo il tasto che si trova alla fine della barra dell’indirizzo si visualizza la cronologia dei siti visitati fino a due settimane prima.
Premendo il tasto Cronologia che si trova al fianco destro del tasto Multimedia nella barra con le icone, oppure andando in Visualizza, Barra di Explorer, Cronologia o premendo la combinazione di tasti CTRL + H, si attiva la barra cronologia che contiene l’elenco dei siti visitati. Explorer tiene traccia dei siti visitati nel file Index.dat.
Index.dat Suite è un programma gratuito che ricerca sul disco questi file Index permettendo di vedere il contenuto di tutti i file generati dal sistema e dalle applicazioni. Il programma è scaricabile da questo indirizzo. A patto di non navigare nei siti trovati, che verrebbero messi in cima nella lista dei visitati di recente, nessuno di questi metodi lascia tracce nel sistema.
Il sistema non permette di cancellare i file index.dat
Come faccio a cancellare i file index.dat dal computer? Quando ci provo l’operazione è abortita perché il file risulta utilizzato da un’altra applicazione e non accessibile.
Gli index.dat sono dei file che contengono informazioni sui siti visitati durante la navigazione in Internet.
Poiché il sistema li aggiorna continuamente non è possibile cancellarli quando il sistema operativo è in esecuzione. La cancellazione è fattibile solo nella modalità DOS.
Un metodo per cancellarli facilmente, valido solo per i dischi fissi formattati con il FAT32, è quello di creare un dischetto di avvio con un file autoavviante. Per capire se il proprio disco è stato formattato con FAT32 o NTFS, cliccare su Risorse del computer, clic destro su Disco locale (C:), Proprietà.
Per prima cosa abilitate nelle proprietà delle finestre del sistema la visualizzazione dei file nascosti. Avviate la funzione di ricerca dei file index.dat (ce n’è più di uno), selezionate un file dalla lista di quelli trovati, premete il tasto destro del mouse e cliccate su Proprietà.
Con il mouse selezionate, copiate il testo che si trova in Percorso, create un file di testo con il nome che vi aggrada, per esempio deldat.txt ed inserite all’interno il testo copiato. Ripetete l’operazione su tutti i file. Aggiungete all’inizio di ogni riga il comando Del seguito da uno spazio, salvate e chiudete il file di testo.
Modificate il suffisso del file da .txt a .bat. Create un floppy di avvio del sistema e copiatevi il file. Riavviate il computer dal disco di avvio e quando arriva il prompt dei comandi digitate il nome del file.
Il comune floppy di avvio creato dal sistema non consente però di leggere i dischi formattati con il file system NTFS.
La procedura in questo caso è diversa, invece di salvare il file deldat.bat creato sul floppy di avvio lo si deve salvare nella directory principale del disco fisso.
Quando si avvia il sistema premete il tasto F8 per accedere alle varie modalità di avvio e selezionate quella di Modalità provvisoria con prompt dei comandi. Spostatevi nella directory principale con il comando CD \ , digitate il nome del file e premete il tasto Invio
Windows XP, problemi con il file NTFS.SYS
Ultimamente con Windows XP continuo ad avere all'avvio numerosi crash. All'avvio del sistema operativo è apparso il seguente errore: “File danneggiato o mancante: NTFS.SYS”. A questo punto con il Cd di Windows XP ho avviato la console di Emergenza e ho copiato dal CD il file Ntfs.sys sulla partizione dov'è installato Windows XP. Al successivo riavvio veniva dato il seguente errore irreversibile: “Page fault in not paged area, modulo che causa l'errore: ACPI.SYS, Controllare che l'hardware sia installato correttamente....”Dopo un certo numero di riavvii (che saranno stati 5-6 in vari periodi) l'errore si è ripresentato di nuovo, questa volta però non compariva il nome del modulo causa dell'errore. Perché questi crash e da cosa sono causati?
Tutti gli errori di Windows all'avvio dipendono essenzialmente da un hardware difettoso, un driver non compatibile, conflitti o impostazioni errate. Per verificare se il problema è causato da un driver o da un software basta avviare il computer in modalità provvisoria, Windows XP caricherà solo i driver interni necessari al funzionamento. Come aiuto nell'individuazione della causa si può creare un altro profilo identico a quello del collega. Potremo così creare, su questo ultimo profilo, uno alla volta i programmi presenti nel profilo amministratore, provando dopo ogni installazione a riavviare il PC per vedere se il problema si manifesta. Non è da escludere un errore di tipo hardware, in particolare della memoria. Ci potrebbero essere alcune locazioni della memoria dal funzionamento saltuario, non raggiunte quando si parte con la configurazione del collega perché carica un minore numero di programmi all'avvio.
FAT 32 o NTFS, c’è un calo di prestazioni?
Ho da poco acquistato un nuovo computer e ho deciso di utilizzare Windows XP Professional come sistema operativo. Il rivenditore ha formattato il disco rigido utilizzando il file system FAT 32 anziché NTSF. Per ovviare al problema sarei tentato di usare il comando Convert ma ho qualche incertezza. Nella guida in linea viene indicato che tale operazione, anche se preserva i dati presenti sul disco, in realtà potrebbe provocare un degrado delle prestazioni del disco. Esiste dunque una soluzione alternativa? Pensavo di fare una copia dell’intera partizione con Norton Ghost e salvarla sul secondo disco fisso, formattare il disco in NTSF e ripristinare il tutto, però ho il dubbio che avendo salvato i dati in FAT 32 possano poi sopraggiungere dei problemi in fase di ripristino dati una volta operata la conversione.
Il degrado avviene non per causa delle proprietà intrinseche del file system, sotto questo aspetto NTFS è molto più efficiente di FAT 32 nella gestione e protezione dei file, ma per problemi di frammentazione della tabella MFT, l’indice di tutti i file presenti sul disco.
Il salvataggio di una copia della partizione con Ghost e il suo ripristino dopo la conversione è inutile, Ghost ripristinerebbe la partizione in FAT32. Una soluzione è il software Diskeeper il quale include uno strumento per la deframmentazione della MFT.
Come proteggere le singole cartelle con una password?
Volevo sapere come proteggere con password le cartelle in Windows XP Professional. Ho necessità di proteggere anche i messaggi di posta elettronica ma non so se è possibile farlo con il mio sistema operativo. Ho provato a cliccare con il tasto destro su una cartella e poi su condivisione ma la spunta della finestra rendi la cartella privata è inibita. Ho provato alcuni programmi di protezione file ma proteggono solo un file alla volta.
Ci sono due motivi per cui non si riesce a impostare il parametro di protezione sulla cartella. Il primo è che la cartella non è posizionata nel proprio profilo utente, per esempio si cerca di rendere privata una cartella che si trova nel profilo amministratore.
Il secondo motivo è dato dal fatto che il disco potrebbe essere formattato con il file system FAT32. Solo il file system NTFS consente di usufruire di questa protezione. In XP è disponibile il programma Convert per la conversione del file system a NTFS.
Aprite una sessione di prompt dei comandi (Start, Tutti i programmi, Accessori, Prompt dei programmi) e digitate convert c: /fs:ntfs. State però attenti nella sintassi. La lettera del disco deve corrispondere a quella su cui si trova il sistema operativo e lasciate uno spazio tra la lettera del disco e la barra inclinata.
Confermate tutte le richieste del programma premendo i tasti Y e Enter e riavviate il computer per iniziare la conversione.
Un metodo molto semplice per proteggere la posta elettronica è di creare una nuova identità in Outlook Express e richiedere la password di protezione. Per fare questa procedura cliccate sul menu File, Identità, Aggiungi nuova identità. Digitate il nome dell’utente nel relativo campo e abilitate la casella Richiedi password. Il livello di protezione è minimo ma più che sufficiente per scoraggiare i curiosi.
Una protezione migliore è garantita crittografando l’archivio di posta, in tal modo solo chi è in possesso della chiave di crittografia può leggere in chiaro il contenuto della posta. Chi accede senza chiave vedrà solo una serie di caratteri senza significato. Outlook Express non è però in grado di crittografare l’archivio.
Un client di posta in grado di farlo è Foxmail. Nella pagina si trova anche un piccolo programma che traduce i comandi in lingua italiana.
Perché il sistema continua ad accedere al disco?
Ho installato Windows XP dopo aver formattato l’unica partizione esistente del disco fisso. Il problema è che registro continui accesi al disco (8,5 GB, 5.400 RPM formattato in NTFS). Ogni 2 minuti circa l'HD funziona per 30 secondi e lo fa anche se il computer è inattivo. Ho notato che durante alcuni processi un po’ pesanti, tipo la masterizzazione, aumenta decisamente il consumo di risorse (tra l’altro esigue, un Intel Celeron 500 con 128 MB di memoria). Prima di formattare non avevo mai avuto problemi del genere e avevo molti programmi. Al momento ho installato gli essenziali, l’antivirus PC-Cillin, Microsoft Office, Corel Draw, Acrobat Reader e Winzip. Rispetto all’installazione precedente l’unica differenza è che il disco fisso è formattato in NTFS anziché FAT 32 e ho caricato quasi tutti i font di Corel Draw.
NTFS (New Technology File System) è una struttura che possiede molte funzionalità per la protezione, recupero e ricerca dei dati, le quali però richiedono una quantità di spazio nella memoria e nel disco fisso superiore a quella richiesta da FAT32, e che probabilmente mette in crisi le scarse risorse del sistema.
Per esempio il servizio di indicizzazione (indexing service), che estrae informazioni da un gruppo di documenti e li organizza per essere facilmente accessibili dalla funzione Cerca di Windows XP o da un browser Web, esegue il recupero e organizzazione nei momenti di inattività del computer, ma non è il solo a essere attivo in questi momenti.
C’è anche l’NTFS Change Journal, il servizio che tiene traccia delle modifiche e cancellazioni dei file e della loro aggiunta, e lo Sparse Files, che recupera spazio nel disco fisso tramite tecniche di allocazione delle parti di file composte da lunghe sequenze di zeri.
L’elenco dei file presenti nel disco fisso e i loro attributi sono registrati nell’MTF (Master File Table), un database relazionale per identificare rapidamente la posizione del file. Il sistema riserva all’MTF il 12,5% dello spazio del disco fisso, se il disco è troppo pieno il sistema ne rilascia una parte, ma questo incide sulle prestazioni.
Senza scordarsi delle funzioni di ottimizzazione dei file di Office, dei controlli periodici dell’antivirus. Tutte operazioni che richiedono l’accesso al disco da 5.400 RPM, che non è propriamente un mostro di velocità.
NTFS è un sistema di organizzazione dei dati ideale per i dischi di grandi dimensioni, da decine di GB, con almeno 256 MB di memoria. È possibile utilizzarlo in sistemi con caratteristiche inferiori, ma in tal caso è più probabile che si abbia un rallentamento delle prestazioni e non un miglioramento.
Word: incorniciare con un bordo le pagine di un documento
Quando si prepara una relazione, può essere utile “incorniciare” il testo dell'intera pagina, magari con un motivo grafico che catturi l'attenzione.
In tal caso Word propone una funzione dedicata che opera nell'ambito del menu Formato. Aprire il suddetto menu e selezionare Bordi e sfondo.
Si determina così la contestuale apertura di una maschera a tre schede, in cui si attiva quella etichettata Bordo pagina. Nella sezione sinistra della scheda, premendo la corrispondente icona, si può selezionare il tipo di bordo desiderato, di cui viene visualizzata l'anteprima nella finestra di destra.
Nella sezione centrale, invece, si possono definire lo stile, il colore, e lo spessore della linea che costituisce il bordo. Le scelte si operano negli elenchi a discesa associati alle tre caselle dedicate.
L'elenco a discesa associato alla casella in calce alla sezione consente di sostituire le linee del bordo con un motivo grafico, da scegliersi fra quelli proposti (oltre 160).
E veniamo alla terza sezione, che ospita la finestra di anteprima. Intorno alla finestra vi sono quattro pulsanti che, se premuti, eliminano o aggiungono una parte di bordo in sintonia con la grafica che hanno sovraimpressa.
Nella casella sottostante, aprendo l'elenco che vi è associato, si possono definire le modalità di applicazione del bordo che è stato scelto, vale a dire se deve essere applicato a tutte le pagine del documento, oppure selettivamente.
Word: impostare le opzioni del controllo grammaticale
Solitamente non si utilizza il controllo grammaticale perché si ritiene che tale funzione rallenti la velocità dei controlli. Chi decide di utilizzarlo, però, può impostare le opzioni previste per renderlo più efficace ed incisivo.
Per esempio, si possono utilizzare regole di controllo diverse a seconda della natura del documento che si sta correggendo. Ma ecco come procedere.
Aprire il menu Strumenti, e selezionare la voce Controllo ortografia e grammatica. Nella maschera che viene visualizzata spuntare innanzitutto la casella Controlla grammatica, quindi fare clic sul pulsante Opzioni. Si accede così alla scheda per la definizione dei controlli.
Se si desidera che il controllo grammaticale avvenga in tempo reale contestualmente alla digitazione, spuntare la casella omonima nella sezione Grammatica. Successivamente, aprire l'elenco a discesa associato alla casella Stile scrittura e selezionare quello del documento che stiamo correggendo.
In base alla scelta effettuata Word utilizzerà regole diverse per il controllo grammaticale migliorando così la qualità dei risultati. Tali regole possono essere eventualmente modificate.
Per intervenire in tal senso, dopo aver selezionato uno stile, fare clic sul sottostante pulsante Impostazioni per accedere al box in cui si spuntano o meno le caselle corrispondenti alle regole da utilizzare o da escludere. Nella maschera precedente spuntare la casella Mostra statistiche di leggibilità se si vuole che tali informazioni vengano visualizzate a correzione avvenuta.
Internet Explorer: impostare la cartella predefinita per il download
Con una modifica al registro di sistema è possibile definire una volta per tutte la directory per memorizzare i file prelevati da Internet
Michele Nasi
Apportando una semplice modifica all'interno del registro di sistema di Windows, è possibile fare in modo che Internet Explorer eviti di mostrarci ogni volta la finestra che consente di specificare la cartella all'interno della quale si desidera memorizzare un file prelevato da Internet.
E' possibile far sì, invece, che ogni file scaricato dalla Rete venga memorizzato in un'unica cartella da noi specificata.
Aprite l'Editor del registro di sistema (Avvio/Start , Esegui... , regedit) quindi portatevi in corrispondenza della chiave seguente:
HKEY_USERS\.DEFAULT\Software\Microsoft\Internet Explorer
Aggiungete una nuova stringa (Modifica, Nuovo, Valore stringa) quindi denominatela Download Directory.
Fate doppio clic sul valore stringa appena aggiunto e specificate la cartella all'interno della quale volete che tutti i file siano collocati.
Excel: lanciare automaticamente una macro all'apertura di un modello
Quando si apre un modello si può richiedere che venga contestualmente eseguita una macro. Per esempio, per visualizzare una certa tabella, per portare il cursore su una determinata cella, per inserire un dato, e così via. Facciamo subito un esempio pratico.
Dato un prospetto in cui si inseriscono giornalmente dei dati sostituendo quelli precedenti, fare si che all'apertura del modello il cursore si posizioni là dove deve essere inserito il primo dato.
Il trucco sta nel denominare la macro da lanciare con il nome Auto_open (attenti all'underscore). Ecco come procedere.
Attivare il registratore delle macro: aprire il menu Strumenti, selezionare Macro, e optare per Registra nuova macro nel corrispondente sottomenu.
Quando il programma rchiede di denominare la macro che stiamo per registrare, dichiarare come nome Auto_open, quindi premere Invio per consolidare l'input ed accedere alla modalità di registrazione.
A questo punto, portare il cursore in A1, quindi fare clic sulla cella dove deve avvenire l'inserimento del primo dato. Abbiamo così registrato la nostra macro, pertanto possiamo spegnere il registratore. Basta fare clic sul pulsantino con sopra impresso un piccolo quadrato. Così facendo la macro viene salvata nella libreria dedicata.
Se abbiamo operato correttamente, tutte le volte che si apre il modello viene visualizzato un box in cui si preme il pulsante Attiva macro, dopodiché il cursore verrà posizionato nel punto di inserimento dei dati.
Internet Explorer: salvare una pagina senza aprirla
Per salvare una pagina Web che ci interessa, quando questa è a video basta aprire il menu File e selezionare la voce Salva con nome. Così facendo si apre la tradizionale maschera per il salvataggio dei documenti e si procede all'operazione.
Una pagina Web, però, può essere salvata senza necessariamente accedervi. Fare clic destro sul collegamento ad essa relativo, e nel menu contestuale al clic optare per la voce Salva oggetto con nome.
Viene così lanciata automaticamente la procedura per il download della pagina, che prevede la denominazione del corrispondente file da scaricare e l'impostazione del suo percorso di memorizzazione.
Per Firefox la procedura è simile, con la differenza che bisogna selezionare nel menu contestuale la voce Salva destinazione come.
Excel: controllare la copia delle formule con il simbolo $
Il simbolo del dollaro svolge importanti funzioni durante la replica di una formula. Queste, infatti, possono variare in funzione dell'orientamento secondo il quale avviene la replica. Facciamo un esempio.
Se nella cella A1 è ospitata la formula =H1+5, e la ricopiamo verso il basso sino alla cella A4 compresa, andando a controllare ci accorgiamo che nella cella A2 è citata la cella H2, in A3 la cella H3, e così via.
Questo perché l'elemento numerico della coordinata di cella aumenta o diminuisce rispettivamente nel caso di replica verso il basso o verso l'alto, mentre ad aumentare o diminuire (in ordine alfabetico) è la lettera della coordinata se la copia avviene in senso orizzontale verso destra o verso sinistra.
Gli effetti si sommano se la replica avviene coinvolgendo contemporaneamente spostamenti verticali e orizzontali. Insomma, questi stravolgimenti possono produrre risultati imprevedibili se le modifiche non sono volute, come potrebbe esserlo, invece, in certi casi.
Per esempio, quando si copia verso il basso la formula =A1*B1 contenuta in C1 per avere il risultato della moltiplicazione dei dati contenuti nelle celle affiancate della zona A1:B5.
Per bloccare una coordinata basta racchiuderne la lettera fra due simboli $ ($F$1), mentre anteponendone o posponendone uno solo si impediscono rispettivamente le variazioni in senso orizzontale ma non verticale, e viceversa
Excel: creare velocemente grafici a barre
Se volete realizzare un grafico utilizzando una serie numerica senza scomodare la procedura dedicata, ecco un semplice artificio che consente di ottenere il risultato desiderato.
Tutto si basa sull'utilizzo della funzione di testo RIPETI, grazie alla quale è possibile replicare un certo carattere per un determinato numero di volte. Carattere e fattore di replica sono gli argomenti della funzione la cui sintassi è la seguente. RIPETI(carattere;fattore di replica).
Ecco come applicarla ad una lista di numeri che si trovi, per esempio, nella zona A1:A10. In B1 inserire la formula =RIPETI(“*”;A1), e replicarla verso il basso sino a B10. Così facendo, accanto ad ogni valore della lista verrà visualizzato un pari numero di asterischi. Consigliamo di mettere un borso alle celle che li contengono.
Word: disattivare e aggiornare i collegamenti ipertestuali
Per default, quando si inserisce in un documento l'URL di una pagina Web o un indirizzo di posta elettronica, questo viene trasformato in un collegamento ipertestuale.
La cosa può fare comodo, ma in certi casi no, senza contare che se fosse stato commesso un errore di digitazione l'editing non può essere corretto con i metodi tradizionali.
Vediamo come disabilitare la formattazione automatica di un collegamento ipertestuale e poi come editare il link, se decidiamo di mantenerla.
Aprire il menu Strumenti, e selezionare Opzioni correzione automatica. Nella maschera cui si accede aprire la scheda Formattazione automatica durante la digitazione, quindi, nella sezione Sostituisci durante la digitazione togliere la spunta alla casella Percorsi Internet e di rete con collegamenti ipertestuali.
Ed ora occupiamoci di come editare un collegamento ipertestuale. Ci sono vari modi. Fare clic all'interno del link tenendo premuto il tasto Control, oppure, fare clic alla sua destra e portarsi poi al suo interno utilizzando la freccia a sinistra.
E ancora, nel momento stesso in cui il testo si trasforma in collegamento ipertestuale, si può rimuovere la formattazione premendo contemporaneamente i tasti Control e Z. Infine, si può fare clic destro sul link, selezionare Collegamento ipertestuale nel menu che si apre, e Rimuovi collegamento nel corrispondente sottomenu.
Saturday, February 26, 2005
Internet Pubblicare una presentazione PowerPoint sul sito
Il problema Avete creato una presentazione PowerPoint e volete farla vedere a numerosi destinatariLa soluzione Salvatela sotto forma di file HTML e inseritela nel vostro sito
La procedura con PowerPoint XP
luglio/agosto 2004 Con PowerPoint è piuttosto semplice anche per i meno esperti (selezionando la presentazione guidata) creare slide arricchite da immagini e fotografie, ma se desiderate inviarla via e-mail non è detto che tutti i destinatari riescano a vedere le vostre immagini, in quanto alcuni PC potrebbero non avere installato PowerPoint.Ci sono diversi modi per aggirare l'ostacolo. Il primo è quello di inviare insieme alla presentazione PowerPoint anche PowerPoint Viewer, il software di Microsoft che permette di visualizzare le presentazioni in PowerPoint anche a chi non possiede il programma, scaricabile dal sito www.microsoft.com/ downloads, nel menu a sinistra sotto la voce Office and Home Applications. Il vantaggio di questo programma è la possibilità di aprire i file PowerPoint senza modificarne le impostazioni e salvaguardando gli eventuali effetti “speciali” inseriti nella presentazione. È anche vero, però, che chi riceve il file potrebbe non essere contento di dovere installare un programma apposito per aprirlo.Se avete un sito Internet, l'altra soluzione, quindi, può essere quella di creare un file HTML e copiarlo sul vostro sito Internet. In questo modo, chi vuole visualizzare il file PowerPoint potrà collegarsi al vostro sito senza nessun problema in quanto tutti i PC con meno di cinque anni sono dotati di un browser per navigare su Internet. Ma la creazione di un file Web presenta alcuni inconvenienti come, per esempio, la perdita degli elementi di transizione tra i diversi elementi della presentazione. In più il browser non permette di proseguire all'interno della presentazione facendo clic su un punto qualsiasi delle diapositive, come avviene con le varie possibilità di visualizzazione offerte da PowerPoint. Per ovviare a ciò, è possibile aggiungere sulle diapositive i cosiddetti Pulsanti di azione e facendo clic su questi ultimi sarà possibile accedere direttamente a qualunque slide della vostra presentazione (vedi la prima immagine).Inoltre, se non sapete che tipo di schermo possiede chi guarderà la vostra presentazione, è meglio optare per una risoluzione bassa, per esempio 640x480 pixel, che potete selezionare facendo clic su Opzioni Web nella finestra di dialogo Pubblicare come pagina Web. Infine, per vedere che aspetto hanno le vostre slide, anziché utilizzare la funzione Anteprima della pagina Web di PowerPoint è meglio lanciare il browser e caricare la presentazione col comando File, Apri.
TugZip Il factotum della compressione
Il problema Come fare per gestire qualunque formato di compressione, creare archivi autoestraenti e cifrare i dati
La soluzione TugZip legge 27 formati compressi e scrive in 12 formati, usa 6 algoritmi di cifratura ed è in italiano
Molto completo
gennaio 2005 Completamente gratuito, TugZip è uno di quei programmi che possono risolvere diversi problemi in termini di gestione di file compressi. Legge infatti tutti i formati più comuni e anche diversi piuttosto insoliti: Zip, 7-Zip, A, Ace, Arc, Arj, Bh, Bz2, Cab, Cpio, Deb, Gca, Gz, Imp, Lha, Lzh, Lib, Rar, Rpm, Sqx, Tar, Tgz, Tbz, Taz, Yz1 e Zoo. Inoltre può leggere cinque formati di immagini dischi usati dai software di masterizzazione: Bin, C2d, Img, Iso e Nrg. Si possono invece creare archivi compressi in formato Zip, 7-Zip, Bh, Bz2, Cab, Jar, Lha, Sqx, Tar, Tgz e Yz1.Il supporto alla modalità Deflate del formato Zip permette di creare archivi di oltre 4 GB. Inoltre può essere usato, dagli utenti più esperti, con righe di comandi della Shell per automatizzare operazioni di backup e compressione con file batch. Può tentare la riparazione di file Zip e Sqx corrotti, estrarre più archivi simultaneamente e usare ben sei algoritmi diversi di cifratura a 56, 128, 192 e 256 bit per garantire la massima riservatezza dei dati compressi. Si integra opzionalmente con la shell di Windows, ovvero aggiunge al clic del pulsante destro del mouse su un file o una cartella delle funzioni di menu che permettono di usare direttamente il programma senza prima avviarlo.Per usare l'interfaccia italiana, si usa il pannello Languages del menu Options scaricando in modo automatico via Internet, dal sito del produttore, il file di configurazione. Bisogna poi selezionarlo e riavviare il programma. L'interfaccia può apparire come Esplora Risorse o in altri modi personalizzabili e offre le principali operazioni di gestione: aggiunta di file, cancellazione, rinominazione, esecuzione di un programma nell'archivio, esame con antivirus installato in Windows, aggiunta di commenti, installazione di un programma compresso e molto altro. Può creare file compressi auto-estraenti, anche cifrati, che non richiedono cioè software esterni per decomprimere i contenuti in una cartella del disco. Inoltre TugZip supporta il “drag and drop” di Windows: ad esempio per aprire un archivio basta semplicemente trascinarlo con il mouse sulla finestra del programma.
Carta d'identità
Software:
TugZip v3.1.0.2
Categoria:
Utility/Compressione
Produttore:
Tugzip
Versione:
Freeware
Lingua:
Italiano
Spazio su HD:
11 MB
S.O.
Win 98,ME, 2000, XP
Difficoltà d'uso:
***
Desk Buddy lite
Il problema Gestire impegni, appunti e scadenze in maniera semplice, ma al tempo stesso efficace e puntuale.
La soluzione Utilizzare Desk Buddy lite, una agenda elettronica molto “leggera” e senza fronzoli, ma potente e versatile<
Come utilizzare il programma
gennaio 2005 Se vi serve un'agenda elettronica essenziale, ma al tempo stesso versatile ed efficace, questo programmino freeware, molto leggero e senza fronzoli, fa sicuramente al caso vostro. L'interfaccia si articola in un menu a icone verticale, e in un'area di lavoro all'interno della quale si gestiscono appuntamenti, note, scheduling e i contenuti della rubrica incorporata. Nella suddetta area, che si trova a fianco del menu, è disponibile anche una calcolatrice. Ma ecco come inserire, per esempio, un appuntamento. Nel menu a icone fare clic sulla prima di esse (Diary & Tasks). Così facendo, nell'area di lavoro viene visualizzato un riquadro anch'esso dotato di un menu grafico verticale. Le prime tre icone gestiscono rispettivamente gli appuntamenti del giorno, della settimana, e del mese corrente, mentre la quarta consente di visualizzare l'elenco di tutte le voci schedulate. La quinta, invece, prevede l'inserimento di date ricorrenti da ricordare, mentre la sesta gestisce una lista di cose da fare. Se si vuole schedulare un appuntamento per la prossima settimana, premere la seconda icona, quindi fare clic sul pulsante Add. Si determina così l'apertura di un box in cui si inseriscono tutte le necessarie informazioni: data, ora d'inizio, ora di fine, durata (calcolata automaticamente) e così via. La data si può selezionare nel calendario perpetuo associato all'icona che si trova a fianco della casella dedicata. Inoltre, alla schedulazione è possibile associare un opportuno remind di cui si può fissare l'anticipo. Una volta inseriti gli impegni è possibile visualizzarne l'elenco facendo semplicemente clic sulla icona dedicata. E veniamo alla rubrica. Fare clic sulla icona Address book del menu grafico principale. Nell'area di lavoro si apre una scheda in cui si possono inserire contatti personali o di lavoro. L'ambiente di input si seleziona facendo clic sul bottone opportuno. È possibile eseguire ricerche estemporanee all'interno della rubrica digitando nella speciale casella la chiave di ricerca. La struttura dell'interfaccia di ogni modulo può essere personalizzata tramite la scheda che si apre facendo clic sull'ultima icona del menu grafico.
Carta d'identità
Software:
Desk Buddy lite v1.0
Categoria:
Lavoro
Produttore:
Jalco
Versione:
Freeware
Lingua:
Inglese
Spazio su HD:
1,6 MB
S.O.
Win 98,ME, NT, 2000, XP
Difficoltà d'uso:
***
Grafica 3D ai massimi livelli
Provate le soluzioni più performanti di nVidia e Ati, i chip Geforce 6800GT e X800 XT, nelle schede proposte da Leadtek e Sapphire. Il buon vecchio connettore AGP è ancora lontano dall'essere soppiantato dal nuovo PCI Express
a cura dei PC Open Labs
Il test della Sapphire Radeon X800 XT
Il test della WinFast A400 GT TDH
dicembre 2004 Con l'introduzione del PCI Express le schede grafiche AGP sono destinate a scomparire, ma prima che questo accada passerà diverso tempo.
L'esistente parco di milioni di pezzi di schede madri con connettore AGP non può essere ignorato dai produttori di schede grafiche e le schede con PCI Express sono ancora in un numero esiguo per giustificare l'abbandono della tecnologia.
Quindi inizialmente avremo una situazione in cui ci sarà una duplicazione di modelli, lo stesso chip grafico installato su una scheda AGP e una PCI Express.
Sulla carta il PCI Express offre maggiori vantaggi in termini di banda passante rispetto all'AGP, il che significa la possibilità di far transitare una maggiore quantità di informazioni dal processore grafico alla CPU e viceversa e quindi prestazioni superiori.
Ma questo è uno scenario che probabilmente vedremo con la prossima generazione di chip grafici, gli attuali come quelli presenti nelle Sapphire Radeon X800 XT e Leadtek WinFast A400 GT TDH che esaminiamo qui, riescono a offrire prestazioni di tutto rispetto con la connessione AGP.
I due chip grafici hanno lo stesso numero di unità di Vertex e Pixel Shader, le unità che generano i triangoli con cui è costruita la scena e vi applicano gli effetti grafici per riprodurre superfici, ombre e luci. Identica anche l'architettura di memoria con un percorso a 256 bit e memorie di tipo GDDR3.
La DDR3 rispetto alla DDR2 ha un sistema di terminazione incluso nel chip stesso, la terminazione è un circuito attivo o passivo che chiude il percorso dei dati evitando la creazione di interferenze elettriche, e una tensione di funzionamento a 1,8 V che permette il raggiungimento di alte frequenze di clock senza innescare problemi di surriscaldamento.
Entrambi i chip infine sono realizzati con un processo di fabbricazione a 0,13 micron, il chip di ATI però utilizza un particolare processo costruttivo che gli permette di raggiungere frequenze di funzionamento superiori senza aumenti apprezzabili nella temperatura operativa del chip.
Ognuno dei due produttori ha sviluppato diverse tecnologie proprietarie tese a migliorare la qualità grafica con i giochi e la riproduzione di film e le prestazioni.
Tecnologie e risultati realizzati con un diverso approccio, il chip di ATI contiene 160 milioni di transistor e funziona a una frequenza di poco superiore al mezzo GHz, i transistor nel chip di nVidia sono 220 milioni e funzionano, nella 6800 GT, a 350 MHz.
La qualità nella riproduzione grafica è ottima per entrambe le schede, non abbiamo notato artifici nell'esecuzione dei test.
Una parte del merito è da attribuire ai driver, le versioni Catalyst 4.10 di ATI e 61.77 di nVidia, che hanno funzionato perfettamente.
L'X800 XT è il chip al vertice della gamma ATI mentre nella gamma GeForce di nVidia 6800 sopra al modello GT c'è la Ultra con una frequenza di funzionamento superiore.
Commento ai testCon i giochi di qualche anno fa le due schede grafiche non sono assolutamente impegnate. I 150 e passa frame al secondo in Wolfenstein 3D sono il limite della potenza di calcolo della CPU, non dei chip grafici. Il recente Doom 3 è un ottimo campo di prova 3D.
A 1.024 x 768 punti di risoluzione con l'impostazione standard del filtro anisotropico 8X la 6800 GT supera di poco la X800 XT, la situazione si capovolge attivando il filtro antialiasing 4X. In Halo non è possibile impostare l'AA di nVidia in quanto incompatibile con il gioco.
Con i parametri del gioco attivati alla massima qualità è ancora la 6800GT a ottenere il migliore risultato. Nel 3DMark eseguito con AA e Antialiasing impostati rispettivamente a 4X e 8X si riporta in testa la X800 XT.
Un Pocket PC per non perdere la bussola
In prova due modelli con concezioni diverse: un all in one con tutte le funzioni integrate e un palmare collegato al GPS. I pro e i contro di entrambe le soluzioni
a cura dei PC Open Labs
14 Febbraio 2005
Il test del Typhoon Guide 3500 Mobile
Il test dell'HP iPAQ rz1710 + Via Michelin
I sistemi di navigazione GPS veicolari di primo equipaggiamento o "after market" sono dispositivi di costo solitamente elevato (fra 1.000 e 4.000 euro) perché spesso sono integrati con altre funzioni (telefono, impianto stereo) e perché sono adattati a uno specifico modello di autovettura: non possono quindi beneficiare di quelle economie di scala che consentirebbero di contenerne il costo.
Il mercato però offre un'alternativa: una scelta sempre più ampia di soluzioni complete e a prezzi abbordabili per realizzare navigatori basati su palmari con Pocket PC o Palm.
Struttura di un navigatore satellitareTecnicamente un sistema di navigazione "classico" per autovettura è composto da un certo numero di elementi hardware fondamentali, fra i quali citiamo i seguenti:
1. una CPU di sufficiente velocità equipaggiata con un adeguato quantitativo di RAM. Nei navigatori veicolari attualmente in circolazione i processori usati variano dall'onesto 486/66 a processori a 200 o 300 MHz; la RAM si aggira sui 64 MB;
2. un display di dimensioni adeguate. I display per sistemi cartografici sono a colori, qualche volta touch screen, e hanno dimensioni comprese fra 5 e 7 pollici, mentre quelli dei sistemi "a pittogrammi" possono anche essere monocromatici e di piccole dimensioni, specie per modelli integrati nell'autoradio;
3. una memoria di massa sufficientemente capace per contenere la mappa di almeno una intera rete stradale nazionale. La maggioranza dei sistemi veicolari utilizza un CD-ROM (660 MB), ma alcuni modelli ricorrono al DVD (4.7 GB) e riescono a stipare la cartografia di tutta Europa su un singolo disco;
4. un sistema di immissione comandi, che può variare dalla classica pulsantiera, a un "controller" multifunzionale, a un touch screen, per arrivare al controllo vocale;
5. naturalmente, un'antenna GPS.
L'alternativa: palmare + accessoriE' immediato notare che i primi quattro elementi sono alla portata di qualsiasi palmare: oggi anche un Pocket PC di fascia bassa può contenere un processore a 300-400 MHz con 64 MB di RAM, dispone di un eccellente schermo TFT touch screen a colori ad alta risoluzione da circa 3 pollici ed è espandibile fino a 1 GB grazie alle flash memory sul mercato.
Aggiungendo una antenna GPS si ottiene quindi un sistema del tutto in grado di assolvere alle stesse funzioni di un ottimo navigatore "da cruscotto", una volta equipaggiato con il software necessario.
Le soluzioni comparse sul mercato sono di due tipi: da un lato dei kit composti da palmare, memoria flash e antenna GPS (da collegare via cavo o via Bluetooth con il palmare); dall'altro dei nuovi modelli di palmare "tutto in uno" che, oltre alla consueta dotazione di interfacce, pulsanti e porte, integrano fin dall'origine il ricevitore GPS.
Meglio fisso o mobile?Diciamo subito che l'esperienza d'uso di un navigatore "da cruscotto" è abbastanza simile a quella di un sistema basato su palmare: il set di funzioni disponibili, il modo d'uso e il tipo di indicazioni vocali fornite sono ormai standard su tutti i sistemi.
Le differenze più importanti sono di tipo ergonomico. Un sistema fisso, integrato nel cruscotto, può usare gli altoparlanti del sistema hi-fi di bordo per diffondere in modo ben comprensibile i messaggi con le indicazioni di guida (magari abbassando automaticamente il volume della musica).
Inoltre può integrarsi con i sensori odometrici/ABS presenti sulle ruote, per ottenere una buona precisione anche nei piccoli spostamenti e laddove il segnale GPS non si riceva bene, come in città fra alti palazzi; in certi casi può anche disporre di una bussola, che consente, anche da fermo, di avere indicazioni sulla direzione oltre a quelle (GPS) sulla posizione.
A favore del palmare vi sono invece il fatto di essere trasportabile da un'automobile all'altra, di poter essere fisicamente posizionato in modo ottimale (vicino al centro del campo visivo), di consentire di scegliere il software di navigazione preferito fra quelli disponibili (non vincolando all'uso di uno specifico software come avviene con i modelli "fissi"), di disporre sempre di uno schermo di eccellente qualità e con controllo touch screen e di avere generalmente un'ottima velocità di risposta, grazie al processore potente.
I kit con PDA e ricevitore "wired"In questi sistemi il ricevitore può essere dotato di batteria ricaricabile interna oppure richiedere una alimentazione esterna.
Anche il palmare, per un utilizzo continuativo, ha però bisogno di essere alimentato; diversamente, la durata della sua batteria (solitamente da 1 a 4 ore) costituirebbe un fattore troppo limitante nei lunghi viaggi.
Nell'utilizzo veicolare uno speciale cavo fornito in dotazione con questi kit risolve il problema, fornendo di fatto un doppio collegamento con la presa dell'accendisigari per alimentare sia il GPS sia il palmare.
Le soluzioni "all in one"Del tutto simili a un normale palmare, questi modelli integrano l'antenna GPS, che normalmente si presenta come un'appendice retrattile o inclinabile sul retro dell'unità.
Il ricevitore è alimentato dalla batteria del palmare ed è direttamente interfacciato con la scheda madre, eliminando la necessità di due cavi (per alimentazione e trasferimento dati).
Questo aspetto rende il sistema utilizzabile anche senza una presa 12V (e quindi fuori dall'auto) e molto più pratico rispetto ai sistemi del tipo precedente, anche in auto, in cui i cavi sono scomodi da collocare e possono ostacolare l'accesso ai comandi secondari.
Da notare che esistono anche altre soluzioni di navigazione (in primis, quelle basate su GPS Bluetooth usando anche lo smartphone al posto del palmare) che saranno oggetto di un prossimo articolo.
Il test di Man AudioJack
La prova del software in grado di registrare (legalmente) musica dalle radio Internet in formato MP3
a cura dei PC Open Labs
gennaio 2005 La legislazione vigente prevede che si possa registrare una trasmissione radiofonica e se ne fa un CD o una cassetta per uso personale.
Il nuovo software ideato dalla Man, AudioJack, fa proprio questo: registra la musica trasmessa dalle radio Internet, e crea automaticamente file MP3 separati per ciascun brano.
In questo modo si può, in modo legale, creare una libreria di file MP3, che sarebbero invece illegali se scaricati tramite il peer-to-peer.
I file possono poi essere ascoltati sul PC, su lettori MP3 portatili o, masterizzandoli su CD, in macchina con un car stereo MP3 compatibile.
L’unica cosa che non potremo fare è cederli a terzi. Finché le registrazioni le ascoltiamo noi, è come rivedere una videocassetta con un film registrato dalla televisione.
La sorgente della musica è nelle radio Internet che trasmettono in MP3, al momento più di 5.000, dedicate ai generi musicali più diversi, tra cui ci sono anche radio dedicate alla musica italiana.
Alla ricerca della musicaAbbiamo testato AudioJack installandolo su un PC connesso ad Internet tramite una linea ADSL a 640 Kbit/s. Appena lanciato appare la ricca lista di radio, ordinabile per nome, genere, URL o bitrate.
Basta selezionare sul nome di una radio per ascoltarla, ed è possibile sia aggiornare la lista automaticamente, sia aggiungere manualmente radio di cui conosciamo le informazioni.
Durante l’ascolto è possibile far partire la registrazione in qualsiasi momento, oppure si può programmare la registrazione con timer. Ma la cosa più interessante è il salvataggio automatico dei brani in file MP3 separati per ciascuna canzone.
Attivando questa funzione, AudioJack salverà ogni brano trasmesso creando un file MP3 con titolo ed informazioni IDtag (artista, album e così via) prese direttamente dalla radio, e crea una cartella per ogni artista in cui raccogliere le canzoni. In poche ore avremo già una libreria di brani perfettamente organizzata.
La ricerca dei brani preferiti può avvenire tramite i “palinsesti”, ovvero le liste dei brani che alcune radio offrono nei propri siti Web: consultandole potremo settare il timer all’ora giusta per registrare i brani preferiti.
AudioJack non può fare automaticamente questa ricerca, che resta affidata a noi, ma va detto che la maggioranza delle radio non offrono il palinsesto, e non è possibile sapere in anticipo la programmazione.
Proprio qui AudioJack si rivela prezioso: offre un filtro che, durante l’ascolto, attiverà la registrazione solo per i brani da noi scelti indicando il nome dell’artista o il titolo: dunque potremo selezionare una radio sapendo che AudioJack registrerà solo un brano specifico, o tutti i brani di uno o più artisti da noi indicati.
Se abbiamo una connessione web veloce potremo anche registrare più radio contemporaneamente, aumentando le probabilità di ottenere i brani voluti.
A proposito della connessione, abbiamo verificato che AudioJack non soffre di “buchi” nell’audio se durante le registrazioni si naviga su Web o si scarica la posta, in quanto ha priorità sulle altre attività Internet, ed è possibile decidere quanta banda riservargli.
Lo streaming, una limitazione superabileL’unico punto debole del sistema ideato da AudioJack è che non tutte le radio Web trasmettono in MP3 (o in OggVorbis, altro formato supportato dal software): le migliori, proprio per evitare registrazioni, trasmettono in formati streaming come RealAudio, che possono solo essere ascoltati in tempo reale.
Ma AudioJack è in grado di registrarle comunque, catturando l’output della scheda audio come fanno altre utility (ad esempio l’eccellente Audio Stream Recorder fornito con le schede audio Creative).
Tra le altre funzioni offerte dal completissimo AudioJack, citiamo la conversione di gruppi di brani tra i vari formati audio (MP3, Ogg, WMA, WAV), l’editing con tanto di forma d’onda, e la masterizzazione sia di normali CD audio che di CD e DVD MP3, con tanto di editor etichette.
Carateristiche tecnicheProgramma: AudioJackProduttore: Man www.maneurope.comRequisiti minimi: Pentium II o superiore, scheda audio compatibile DirectX9, accesso Web Raccomandati: 256 MB RAM e spazio disco per i file MP3Sistema operativo: Windows 98/Me/2000/XPPrezzo: 39 euro (IVA compresa)
Pro- Salva automaticamente i brani in file MP3 separati- Filtri per registrare solo brani di artisti a nostra scelta- Registrazione da scheda audio- Editor e conversione formati audio- Masterizzazione su CD e DVD
Contro- La qualità della maggioranza delle radio Web è limitata a 128 Kbit/s di bitrate
Se vi "rubano" il nome del dominio, usate le procedure di riassegnazione
Come funzionano gli strumenti per ottenere un indirizzo Internet già assegnato ad altri
Tiziano Solignani*
10 Febbraio 2005
febbraio 2005 Le procedure di riassegnazione sono strumenti che chiunque può utilizzare per ottenere a proprio favore un “indirizzo Internet” già assegnato ad altri.
Non sono una novità, essendo previste sin dal 28 luglio 2000 nel nostro Paese. Qui da noi, inoltre, sono state introdotte sulla scorta dell'esperienza statunitense delle MAP, acronimo che sta per Mandatory Administrative Procedures, volute e realizzate dall'ICANN a suo tempo con buoni risultati.
Le procedure, comunque, possono essere utilizzate da chiunque ritenga che un altro soggetto si sia accaparrato ingiustamente un nome di dominio, dal vero e proprio domain grabbing - compreso l'oramai noto fenomeno del cybersquatting, dove i nomi di personaggi famosi vengono usati per indirizzare gli utenti Internet verso siti a contenuto pornografico - ai casi più semplici di conflitti tra nomi.
Attualmente, nel nostro Paese, l'autorità di gestione dei nomi di dominio è il Registro del ccTLD.it (sigla quest'ultima che sta per country code top level domain), gestito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (http://www.nic.it/) che ha assorbito la “vecchia” Naming Authority.
Anche oggi, questo ente rilascia i nomi di dominio sulla base del principio “first come, first served” (chi arriva prima è servito prima), senza fare prima una verifica dell'esistenza di diritti di terzi sul nome richiesto come dicitura per il dominio.
Può pertanto succedere, anzi accade frequentemente, che persone più o meno in buona fede registrino domini che sono in realtà oggetto di privativa - ottenuta ad esempio registrando un valido marchio corrispondente - a favore di altri.
Per tutti questi casi sono state predisposte le procedure di riassegnazione, con lo scopo di offrire una tutela più rapida e “specialistica”, perché resa da “giudici” esperti del fenomeno Internet, di quanto si possa ottenere ricorrendo alla magistratura ordinaria.
Una cosa molto importante è che le procedure comunque non escludono la possibilità di ricorrere al giudice: chi vuole può farlo sia prima di ricorrere alle procedure ma addirittura anche dopo.
Quest'ultimo è un po' il limite delle procedure, che non sono vincolanti in assoluto, per cui chi non ritiene giusto il modo in cui si sono concluse può sempre ricorrere alla magistratura.
C'è però da dire che quando le decisioni sono ben motivate è difficile che i loro destinatari vogliano insistere con pretese in contrasto con le stesse. Statisticamente, insomma, le procedure hanno dimostrato di “tenere”.
Alle procedure si può ricorrere, più in particolare, quando vi sono, congiuntamente tra loro, i seguenti tre requisiti, previsti dalle regole di naming:
a) il nome a dominio contestato è identico o tale da indurre confusione rispetto ad un marchio su cui un altro soggetto vanta diritti, o al nome e cognome di un altro soggetto;
b) l'attuale assegnatario (che viene chiamato “resistente” nel procedimento) non ha alcun diritto o titolo in relazione al nome a dominio contestato;
c) il nome a dominio è stato registrato e viene usato in mala fede.
In particolare, circa il requisito di cui al punto b) e cioè l'eventuale diritto o titolo che il resistente può avere sul nome di dominio, le regole specificano che lo stesso sarà riconosciuto legittimo titolare del nome di dominio, e quindi la richiesta di riassegnazione sarà rigettata, quando egli dia la prova, alternativamente, che:
1) prima di avere avuto notizia della contestazione ha usato o si è preparato oggettivamente ad usare il nome a dominio o un nome ad esso corrispondente per offerta al pubblico di beni e servizi oppure
2) che è conosciuto, personalmente, come associazione o ente commerciale, con il nome corrispondente al nome a dominio registrato, anche se non ha registrato il relativo marchio oppure
3) che del nome a dominio sta facendo un legittimo uso non commerciale, oppure commerciale senza l'intento di sviare la clientela del ricorrente o di violarne il marchio registrato.
Per quanto riguarda la mala fede, sono fornite alcune esemplificazioni di casi in cui deve ritenersi raggiunta la prova della mala fede, specificando esplicitamente che le stesse non sono esaustive ma la mala fede del resistente può risultare anche in altri modi.
Si può dunque ritenere il resistente in mala fede quando risultano circostanze che inducano a ritenere che:
a) il nome a dominio è stato registrato con lo scopo primario di vendere, cedere in uso o in altro modo trasferire il nome a dominio al ricorrente (che sia titolare dei diritti sul marchio o sul nome) o a un suo concorrente, per un corrispettivo, monetario o meno, che sia superiore ai costi ragionevolmente sostenuti dal resistente per la registrazione ed il mantenimento del nome a dominio (è il classico caso del domain grabbing);
b) il dominio sia stato registrato dal resistente per impedire al titolare di identico marchio di registrare in proprio tale nome a dominio, ed esso sia utilizzato per attività in concorrenza con quella del ricorrente;
c) il nome a dominio sia stato registrato dal resistente con lo scopo primario di danneggiare gli affari di un concorrente o usurpare nome e cognome del ricorrente;
d) nell'uso del nome a dominio, esso sia stato intenzionalmente utilizzato per attrarre, a scopo di trarne profitto, utenti di Internet creando motivi di confusione con il marchio del ricorrente.
Le procedure sono instaurate comunque sempre presso uno dei vari enti “conduttori” esistenti nel nostro paese e decise da un “saggio” incaricato dall'ente stesso.
l primo ente conduttore ad essere costituito, l'Italia, è stato il Centro Risoluzione Dispute Domini (www.crdd.it), originariamente conosciuto come e-solv, presso il cui sito Web si trovano peraltro ulteriori ed interessanti informazioni sulle MAP.
Questi enti sono appunto dotati di un proprio comitato di “saggi” cioè generalmente giuristi esperti della materia dei nomi di dominio che vengono incaricati, a turno, di decidere una procedura.
Se la procedura si conclude con l'accoglimento della domanda di chi riteneva “usurpato” il proprio nome di dominio, il Registro deve materialmente trasferire il dominio entro 15 giorni dalla decisione.
L'intero costo della procedura è a carico del ricorrente, sia in caso di vittoria che di sconfitta, e non può mai essere inferiore ad un minimo stabilito dall'ente conduttore che, generalmente, è sempre inferiore a quello che si spenderebbe in caso di ricorso alla magistratura ordinaria.
*avvocato in Modena
Aggiornare e ampliare la memoria RAM
Consigli e tecniche per chi sta valutando una upgrade del personal computer. Come districarsi fra SDR, DDR, Rambus
a cura dei PC Open Labs
11 Febbraio 2005
L'installazione di una quantità di memoria maggiore può dare nuova linfa ad un PC potenziandone notevolmente le capacità di elaborazione.
Il processore del computer carica i dati dal disco rigido e li pone nella memoria RAM, da qui opera i sui calcoli e sposta in tempo reale dati da e verso aree di memoria secondo quanto richiesto dal software.
Se la quantità di memoria è insufficiente il processore scarica sul disco rigido in un file (detto di swap) la quantità di dati in esubero.
Questo comporta un grave rallentamento del sistema in quanto la memoria opera in tempi dell'ordine dei microsecondi, mentre il disco rigido dei millisecondi.
Il processore è costretto così ad attendere tempi lunghissimi e noi staremo a guardare la clessidra.
Una quantità minima per fare operare Windows 98 è 128 MB, mentre per i sistemi operativi tesi al multimediale quali Windows Millennium, Windows 2000 o XP sono raccomandati almeno 256 MB.
Se si usano applicativi di editing video, fotoritocco e così via è consigliabile andare sui 512 MB mentre i 1.024 MB sono raccomandabili per i videogiochi 3D di ultima generazione ed applicativi di videoediting semiprofessionali.
I moduli di memoria si possono acquistare in tagli da 128, 256, 512 e 1.024 MB. Moduli di tecnologia più avanzata possono solitamente essere installati senza problemi, purché appartenenti alla stessa famiglia, su schede madri che supportano memorie di tecnologia inferiore.
Lo schema riprodotto qui sotto può venire in aiuto:
I moduli di memoria RAMSDR: PC133 -> PC100 -> PC66DDR: DDR400 -> DDR333 -> DDR266 -> DDR200DDR2: DDR2 667 -> DDR2 533 -> DDR2 400
Aggiornare e ampliare la memoria RAM - parte 2
Le tipologie di memorieLe famiglie sono quindi le SDR, DDR e DDR2. Una memoria DDR333 può quindi, seguendo il verso "obbligato" della freccia, essere installata senza problemi su mainboard supportanti memorie DDR333, DDR266 o DDR200 ma non su una che richieda specificamente DDR400 in quanto non reggerebbe la frequenza superiore mandando in crash il sistema.
Il modulo DIMM di memoria SDR PC100 o PC133 va inserito nello slot presente sulla scheda madre aprendo i fermi di ritenzione di colore bianco ed infilando lo stesso in verticale a 90° negli appositi inviti.
Essendo il modulo dotato di due incavi esso non può essere inserito viceversa, i due incavi del modulo DIMM dovranno corrispondere ovviamente a quelli presenti sullo slot della mainboard.
Una volta posizionato il modulo lo si deve afferrare con indice e pollice nei punti indicati dalle frecce rosse e spingere con decisione nello slot.
A seguito della spinta i fermi di ritenzione si chiuderanno. E' fortemente sconsigliato eseguire questa operazione con il case in posizione verticale, esso va quindi adagiato in orizzontale e va staccato il cavo di alimentazione prima di operare.
I moduli di memoria DDR o DDR2 si installano in modo identico a quanto visto per gli SDR, l'unica differenza è che essi sono dotati di un solo incavo sfalsato rispetto al centro del modulo.
Lo sfalsamento è diversificato tra le DDR e DDR2. Questa particolarità costruttiva permette da un lato di evitare l'inserimento al contrario del modulo e dall'altro di impedire di installare moduli DDR2 su slot per memorie DDR.
Tutto quanto è stato detto vale anche per le memorie Rambus con l'avvertenza che qui gli slot non usati vanno chiusi con i moduli di continuità.
Nelle schede madri che fanno uso di memorie DualChannel è fortemente raccomandato installare moduli a coppia, sarebbe a dire che invece di comprare un modulo da 512 MB è consigliato metterne due da 256 MB disposti alternativamente negli slot 1-3 o 2-4.
Se la scheda madre ha 3 slot solitamente un modulo va sullo slot 1 e gli altri due indifferentemente sul 2 o sul 3.
Gli slot delle mainboard con DualChannel sono spesso colorati in modo diverso per facilitarne l'individuazione, in ogni caso è sempre raccomandabile consultare il manuale della mainboard o, se lo si è smarrito, scaricare il relativo PDF via Web dal sito del costruttore.
Raccomandiamo infine di fare attenzione a non confondere in fase di acquisto i moduli DIMM DDR2 da 240 contatti con i DDR da 184 contatti: sono molto simili.
Aggiornare e ampliare la memoria RAM - parte 3
Tipologie di memorie: SDR, DDR, RAMBUSI vecchi elaboratori Pentium o K6 usavano memorie EdoRAM in moduli da 72 contatti. Esse sono ormai fuori produzione ma si possono ancora trovare on line su Chl in tagli da 16 e 32 MB che però potrebbero ben poco con computer tanto obsoleti.
A partire dai sistemi Intel Pentium II ed AMD K6-2 è stata introdotta la memoria SDRAM (Synchronous Dynamic RAM) nel formato PC100 operante in modo sincrono alla stessa frequenza dell'FSB (100 MHz) della scheda madre e capace di trasmettere 800 MB/s.
In seguito con l'aumento della potenza dei processori, le cui frequenze raggiungevano il Gigahertz, furono introdotte le PC133 operanti a 133 MHz e capaci di 1.050 MB/s.
Le PC100 e PC133 sono anche dette memorie SDR (Single Data Rate) in quanto trasmettono un singolo dato per ogni ciclo di clock ed il modulo DIMM che le ospita ha 168 pin e due incavi per la installazione.
Con l'introduzione del primo Pentium 4 (Willamette) a 1.400 MHz Intel tentò di proporre una nuova tipologia di memorie ad alte prestazioni, le Rambus.
Queste costosissime memorie hanno un bus dati a soli 16 bit contro i 64 bit delle SDRAM ma operano a frequenza elevata (400 e 533 MHz).
Essendo del tutto incompatibili con le SDR, richiedettero la riprogettazione completa delle schede madri e l'implementazione di nuovi chipset come l'Intel 850.
Le Rambus hanno un modulo detto "RIMM" a due incavi e 184 contatti incompatibile con i DIMM delle SDRAM.
I RIMM devono forzatamente essere installati a coppie per via del fatto che le memorie Rambus esse devono funzionare in modalità DualChannel. Sarebbe a dire la banda passante del primo modulo si somma a quella del secondo raddoppiando le prestazioni.
In un sistema con memorie Rambus non vi possono essere slot vuoti, gli slot avanzati vanno riempiti con dei "moduli di continuità".
Visti gli elevati costi della soluzione Rambus unitamente a prestazioni non così eccezionali, AMD decise nel 2002 di proseguire con le memorie SDRAM associando al suo processore Athlon Thunderbird da 1200 MHz le prime SDRAM di tipo DDR (Double Data Rate).
Queste memorie sono in grado, fermo restando la frequenza del bus FSB a 133 MHz, di trasmettere due dati ogni ciclo di clock potendo trasmettere sia sul fronte ascendente che su quello discendente del segnale.
A 133 MHz una memoria a doppia frequenza può trasmettere il doppio dei dati (2100 MB/s), da qui il nome DDR266 o PC2100.
In seguito ulteriori evoluzioni hanno portato alle DDR333 (PC2700) ed alle attuali DDR400 (PC3200) operanti su computer aventi FSB a 166 e 200 MHz.
A partire dai chipset Intel 865 ed 875 e nVidia nForce2 per i sistemi AMD anche le DDR possono operare in modalità DualChannel. E' consigliabile installare in queste mainboard due moduli identici: stesso costruttore e stesso timing di latenza.
Recentemente con la introduzione del Socket Lga775 Intel ha proposto le memorie DDR2 533 e DDR22 667 che riescono a trasmettere quattro dati per ogni ciclo di clock.
Ovviamente queste memorie sono compatibili esclusivamente con le nuove schede madri Socket Lga775 di Intel e Socket 939 di AMD basate su chipset Via K8T890 e nVidia nForce4.
La latenza, un fattore da considerareCitiamo infine il fattore "latenza" della memoria: a parità di frequenza di funzionamento, una memoria SDR o DDR può avere latenza CL2, CL2,5, CL3 o (nelle DDR2) CL4.
La sigla sta per Cas Latency ed indica il numero di cicli di clock che il processore deve attendere per ottenere i dati richiesti alla memoria, di conseguenza le memorie a latenza più bassa sono più performanti. Acquistare ed installare memorie CL2 o CL2,5 garantisce un significativo incremento della potenza di elaborazione.
Rendere più sicuro e protetto Windows 98
Consigli e trucchi per chi utilizza il "vecchio" sistema operativo
Michele Nasi
febbraio 2005 Gran parte dei problemi che i lettori ci segnalano, sono dovuti a sistemi insicuri, spesso non regolarmente aggiornati né protetti in alcun modo.
Quando fu rilasciato Windows 98, infatti, erano ancora molto lontani i tempi della diffusione “di massa” di virus veicolati attraverso la rete Internet, di spyware e “malware” installati a nostra insaputa durante la semplice navigazione.
A quei tempi l'adozione di un buon antivirus rappresentava l'unico espediente necessario per difendersi dalla stragrande maggioranza delle minacce.
Oggi le cose sono nettamente cambiate e purtroppo, chi si affaccia sulla Rete utilizzando Windows 98 senza adottare tutte le precauzioni del caso, si ritroverà ben presto il proprio sistema afflitto dai problemi più svariati.
Controllare la presenza di “ospiti indesiderati”Molti lettori che ancora utilizzano Windows 98 ci segnalano spesso rallentamenti esasperanti in fase di avvio, generale instabilità del sistema, strani errori che compaiono a video, segnalazioni - da parte dell'antivirus - di componenti nocivi (che non vengono eliminati o che si ripresentano poco dopo).
Sempre più frequenti sono le richieste di aiuto relative a continui cambi della home page impostata in Internet Explorer. I due programmi gratuiti che consentono di rilevare ed eliminare gran parte di questi problemi sono Ad-Aware SE Personal Edition 1.05 e SpyBot Search&Destroy 1.3.
Installate entrambi i software e, come primo passo, aggiornate immediatamente i rispettivi archivi antispyware (l'operazione dovrà essere ripetuta periodicamente).
Nel caso di Ad-Aware l'aggiornamento è avviabile cliccando su Controlla gli aggiornamenti mentre in SpyBot è necessario fare clic su Cerca gli aggiornamenti, Scarica gli aggiornamenti.
Avviate la scansione del sistema con Ad-Aware e, al termine della stessa, provvedete ad eliminare tutti i componenti nocivi che sono stati rilevati.
Ripetete l'operazione con Spybot premendo il pulsante Avvia scansione: al termine dell'operazione verrà visualizzato un elenco contenente i vari elementi trovati suddivisi per categorie: spyware (spybot), dialer, e così via.
Per rimuovere le componenti trovate attivate le varie caselle quindi premete il pulsante Correggi problemi selezionati.
Ma Spybot dispone di una marcia in più rispetto ad Ad-Aware perché permette di proteggere Internet Explorer da molte minacce che l'utente potrebbe incontrare durante la navigazione in Rete.
Prevenire è meglio che curare: consigliamo, quindi, di attivare sia l'Immunizzazione permanente per Internet Explorer, sia l'utilità di blocco dei download nocivi, in esecuzione permanente, per Internet Explorer.
Uno degli hijacker (si chiamano così quei software invasivi che forzano Internet Explorer a collegarsi con siti web specifici) più diffusi in assoluto è CoolWebSearch.
La sua presenza sul sistema si evince anche in seguito alla comparsa di alcuni messaggi di errore in fase di riavvio del personal computer (riguardano i file WIN.INI e IEDLL.EXE), all'impossibilità di aprire la finestra delle opzioni di Internet Explorer, alla modifica della home page del browser con un'altra.
I reindirizzamenti automatici verso siti Web sconosciuti possono verificarsi anche durante la semplice consultazione di motori di ricerca o la digitazione di URL di siti web.
CoolWebSearch (e le sue diverse varianti in circolazione) impedisce, tra le altre cose, di collegarsi a siti Web contenenti informazioni anti-spyware; non permette l'aggiornamento di software come SpyBot, Ad-Aware, SpywareBlaster e simili; chiude immediatamente i vari software anti-spyware non appena avviati rendendone di fatto impossibile il loro utilizzo.
Per rimuovere CoolWebSearch, il software CWShredder è la soluzione migliore: basta avviarlo facendo doppio clic sull'eseguibile e premere il tasto Fix. Ma come è possibile che sul vostro sistema si sia insediato CoolWebSearch?
Il principale responsabile è la Java Virtual Machine non aggiornata e comunque browser e sistema non adeguatamente “patchati”.
La chiave per non aver problemi resta quindi un periodico aggiornamento del sistema mediante l'installazione delle varie patch rilasciate.
Rendere più sicuro e protetto Windows 98 - parte 2
Disinstallazione della Java VMAlcuni componenti dannosi quali sono spyware, hijackers o “malware” in generale, riescono ad insediarsi sul sistema dell'utente, senza alcuna preventiva autorizzazione, sfruttando vulnerabilità di sicurezza proprie della Java Virtual Machine.
Navigare con un Windows 98 dotato di una vecchia versione della Java VM significa avere grosse probabilità di venire immediatamente “aggrediti” da componenti nocivi, durante la “navigazione” in Rete.
Il linguaggio Java è utilizzato nelle pagine Web (sotto forma di applet) per offrire all'utente servizi interattivi, vere e proprie applicazioni client-server, migliorie visuali e così via.
Proprio perché Java è un linguaggio estremamente potente è necessario mantenere costantemente aggiornata la Java VM, ossia il suo “interprete”.
Consigliamo, quindi, di aggiornare immediatamente, tramite il servizio Windows Update, la Java VM (in figura, la versione ormai obsoleta inclusa in Windows 98 prima edizione).
Attualmente l'ultima versione della Java VM Microsoft è la 5.00.3810 (disponibile su Windows Update) mentre in Windows 98 prima edizione risulta installata addirittura la versione 4.79.2406.
Per verificare la versione in uso sul vostro sistema, accedete al Prompt dei comandi MS DOS (Start, Programmi, Prompt dei comandi MS DOS) quindi digitate il comando JVIEW seguito dalla pressione del tasto Invio.
Dopo aver aggiornato la Java VM Microsoft potrete sbarazzarvene definitivamente applicando il trucco che trovate a questa pagina.
Qualora non vogliate rinunciare al linguaggio Java, potrete poi installare la versione messa a disposizione da Sun (www.java.com/en/download/manual.jsp) visto che Microsoft non intende più aggiornare la propria.
Uso della modalità provvisoriaCapita spesso che l'antivirus in uso rilevi un'infezione ma non sia in grado di sradicarla. Questo accade perché il sistema operativo “blocca” i file che risultano in esecuzione impedendone così, di fatto, l'eliminazione.
E se il vostro sistema è stato infettato è ovvio che il virus è in esecuzione. Sebbene esistano dei trucchetti basati sull'utilizzo di software di terze parti, l'approccio migliore da applicare in queste situazioni consiste nel riavvio del sistema in modalità provvisoria.
Prima di procedere appuntatevi nomi e percorsi dei file infetti quindi riavviate il personal computer.
Alla comparsa del messaggio Avvio di Windows 98… premete rapidamente il tasto F8 quindi scegliete dal menu di scelta che comparirà a video, la voce Modalità provvisoria confermando con la pressione del tasto Invio.
Dopo un'attesa che potrà durare anche diversi minuti, vi ritroverete in Windows: noterete che la risoluzione usata sarà molto bassa. Ciò è del tutto normale.
La modalità provvisoria consente di caricare solo i driver strettamente necessari per l'avvio del sistema operativo: vengono quindi ignorati tutti i programmi e i driver di periferica di terze parti (compreso, ad esempio, quello della scheda video).
La modalità provvisoria eviterà il caricamento di eventuali virus e componenti nocivi rappresentando così l'ambiente ideale per intervenire, in tutta sicurezza, direttamente al cuore del problema.
Accedete a Risorse del computer quindi cercate e cancellate i file infetti segnalati in precedenza dall'antivirus: in questo modo potrete sbarazzarvene senza problemi.
Un consiglio: attivate in Esplora risorse la visualizzazione dei file nascosti (menu Visualizza, Opzioni cartella, Visualizza, Mostra tutti i file).
Provate infine ad avviare il modulo per la scansione del sistema del vostro antivirus: in modalità provvisoria, l'operazione potrebbe fallire (non tutti gli antivirus permettono di essere eseguiti in modalità provvisoria). Vale comunque la pena tentare.
Molti produttori antivirus rilasciano dei piccoli programmi stand alone (cleaner o removal tool) che permettono di ricercare ed eventualmente rimuovere automaticamente uno specifico virus.
Potete anche pensare di scaricare un cleaner appositamente studiato per eliminare l'”ospite” indesiderato che affligge il vostro sistema: la modalità provvisoria è l'ambiente in cui il cleaner va eseguito.
Rendere più sicuro e protetto Windows 98 - parte 3
Controllare i programmi eseguiti all'avvio di WindowsGran parte dei problemi segnalatici dai nostri lettori che lamentano rallentamenti in fase di avvio di Windows 98, instabilità generale del sistema, errori di vario genere, sono risolvibili verificando quali sono i programmi che vengono eseguiti ad ogni avvio del sistema operativo.
Windows 98 offre MSCONFIG, un'utility che può essere lanciata premendo Start, Esegui quindi digitando MSCONFIG.
Cliccando sulla scheda Esecuzione automatica è possibile ottenere la lista delle applicazioni avviate all'accensione del personal computer, non appena si fa ingresso in Windows 98.
Le applicazioni maligne e gli spyware (così come gran parte dei virus worm in circolazione) inseriscono alcune informazioni all'interno del registro di sistema di Windows in modo tale da garantirsi l'esecuzione automatica ad ogni avvio del sistema operativo.
Windows mette a disposizione numerose tecniche per l'esecuzione automatica delle varie applicazioni. Questo ampio spettro di possibilità è “sapientemente” sfruttato dalle applicazioni maligne per essere sempre avviate ad ogni ingresso in Windows.
Il problema, quindi, è che non è sempre facile riuscire a scovare in quale area del sistema l'applicazione maligna è andata ad insediarsi.
Inoltre, gli sviluppatori di molti spyware o malware hanno attribuito alle loro “bestiacce” nomi che ricordano da vicino quelli attribuiti da Microsoft a componenti indispensabili del sistema operativo.
L'occhio meno attento potrebbe quindi far confusione e potrebbe non notare la differenza lasciando l'ospite indesiderato continuare ad operare sul sistema in tutta tranquillità.
La scheda Esecuzione automatica, offre un valido aiuto per stabilire quali programmi vengono eseguiti automaticamente ma ha due difetti: non analizza tutte le aree del sistema usate dai vari programmi per “autoeseguirsi” e non permette una cancellazione completa degli elementi che si desiderano eliminare.
Il nostro consiglio è quello di utilizzare Autoruns: giunto ormai alla sesta versione, si tratta di un programma gratuito (www.sysinternals.com/ntw2k/freeware/autoruns.shtml) che permette di sbarazzarsi di qualunque riferimento legato ad una applicazione indesiderata.
Abbiamo scelto proprio Autoruns perché è uno dei pochi software che funziona bene anche in Windows 98 (oltre ad essere compatibile con tutte le versioni più recenti).
Il funzionamento di Autoruns è molto semplice: basta decomprimere il file zip in una cartella su disco fisso e fare doppio clic sull'eseguibile autoruns.exe.
Si otterrà immediatamente la lista completa dei programmi eseguiti ad ogni avvio di Windows 98 (area del registro di sistema che contiene i riferimenti, descrizione, produttore, percorso del file).
Già a questo livello, è possibile individuare applicazioni maligne eventualmente presenti. Qualora aveste dei dubbi su uno o più programmi eseguiti in automatico, vi suggeriamo di far riferimento alla pagina seguente: http://www.sysinfo.org/startuplist.php.
Qui potete scoprire quali programmi sono superflui (contrassegnati con una “N”) e quelli che sono pericolosi e devono essere immediatamente eliminati (indicati con una “X”).
Il menu View consente di ottenere anche la lista delle DLL caricate, delle aggiunte per il browser installate (ActiveX, oggetti BHO, barre aggiuntive; spesso installati da software “nocivi”).
Consigliamo di attivare l'opzione Hide signed Microsoft entries in modo da escludere la visualizzazione di quei file che sono firmati digitalmente da Microsoft (e che sono, quindi, sicuri).
Come funziona il router ADSL?
E’ il migliore dispositivo per collegarsi a Internet con banda larga. Permette di condividere l’accesso e risulta conforme a standard e protocolli
Giorgio Gobbi
febbraio 2005 Con quattro milioni di utenti ADSL a fine 2004 e il raddoppio previsto a fine 2005, l'Italia è seconda solo al Regno Unito per il ritmo di crescita della banda larga.
Mentre è normale che le aziende si colleghino a Internet attraverso un router ADSL, nelle abitazioni hanno avuto ampia diffusione i modem ADSL per il basso costo e la semplicità di installazione.
D'altra parte, per condividere la connessione tra più PC (usando un solo indirizzo IP) è necessario un router, che può essere un componente hardware (con incorporato il modem ADSL) o una funzione software, come ad esempio la Condivisione connessione Internet di Windows XP (in combinazione con un modem ADSL).
Visto il basso costo e la flessibilità d'uso, consigliamo in tutti i casi l'acquisto di un router ADSL standard (bastano 60 euro) evitando i prodotti forniti dai gestori; aziende e forum di utenti segnalano infatti casi di alterazione del firmware di certi router ADSL forniti da Telecom Italia, che risultano privi di alcune funzionalità.
A cosa serve il modem ADSL? Un modem ADSL ha il compito di trasformare il segnale ADSL in segnale digitale e viceversa, ignorando la componente audio telefonica (analogica).
Il segnale ADSL è il risultato di un multiplexing a divisione di frequenza, il che significa che l'intera banda del segnale, costituita dal canale telefonico analogico, dalla banda di upload (trasmissione) e dalla banda di download (ricezione), è suddivisa in tanti canali o sottoportanti.
Queste occupano piccole bande di frequenza separate, che sono modulate in modo indipendente e si sovrappongono nel segnale che viaggia sul doppino telefonico.
Di solito la banda totale è larga 1,1 MHz ed è suddivisa in 256 sottoportanti larghe circa 4,3 KHz. I sottocanali da 1 a 6 sono riservati alle comunicazioni analogiche (telefono e fax tradizionali) e a una zona di guardia per evitare interferenze, mentre i canali da 25 KHz in su sono dedicati alla trasmissione dati: solitamente 32 canali per l'upload e 218 per il download.
Il potenziale di una linea ADSL è molto superiore a quello dei contratti a “basso costo” da 640/256 Kbps; i normali modem e router ADSL per l'Europa supportano infatti 8 Mbps in ricezione e 1 Mbps in trasmissione.
Modem e routerUn modem ADSL interfaccia da un lato la linea telefonica e dall'altro l'interfaccia USB o Ethernet del vostro computer. Di per sé, non permette di collegare più computer a Internet, a meno di non utilizzare appositi software o la Condivisione connessione Internet di Windows XP.
Quest'ultima vi permette di collegare un modem USB a un PC dotato di scheda di rete collegata a un hub o switch, condividendo l'accesso Internet con i PC connessi allo switch.
Questo però vi costringe a tenere un PC sempre acceso e di solito impedisce di inserire un firewall hardware tra il modem e il PC, perché normalmente i firewall non supportano il protocollo PPPoA (Point to Point Protocol over ATM) comunemente utilizzato per le connessioni ADSL.
Se avete una rete locale, composta da almeno due PC collegati tramite un piccolo switch, la soluzione più semplice è installare un router ADSL, che incorpora le funzioni di modem ADSL, di router e in molti casi anche di switch a quattro porte.
Un router è un dispositivo che instrada i dati da una rete all'altra ed è il componente di rete che ha reso possibile Internet.
Nella parola internetworking (interconnettere le reti) la funzione “inter” è svolta dai router, che utilizzano una serie di protocolli e gli indirizzi IP per fare in modo che i pacchetti vengano trasportati da un computer all'altro seguendo il percorso più efficiente attraverso l'intreccio di reti che compone Internet.Nel piccolo di casa vostra, il router ADSL interconnette la rete del provider alla vostra rete locale.
La rete del provider, che ha carattere regionale o nazionale, è una rete geografica o WAN (Wide Area Network), mentre la vostra rete locale è una LAN (Local Area Network).
WAN e LAN sono quindi le due porte del router ADSL; la prima è una presa RJ-11 da collegare alla presa telefonica con un doppino (lo stesso che usavate con il modem a 56 Kbps), la seconda è una presa Ethernet RJ-45 da collegare allo switch tramite un normale cavo di rete UTP (doppino non schermato) di categoria 5.
Come funziona il router ADSL - parte 2
Connessioni Ethernet Come per i vecchi cavi seriali, che esistevano nelle due forme dritta e incrociata, anche i cavi Ethernet sono normalmente “dritti” (straight) ma esistono anche in versione “incrociata” (crossed).
Quando collegate un router ADSL a un PC usate un cavo di rete normale; quando collegate il router a un hub o switch, usate un cavo crossed se usate una porta normale dello switch, oppure un cavo normale se utilizzate la porta Uplink dello switch (quella per collegare lo switch ad altri dispositivi di rete).
Tutto questo accade perché le porte Ethernet, per comunicare, devono incrociare i fili di trasmissione con quelli di ricezione, quindi il cablaggio standard prevede che le porte dei computer siano di tipo MDI-I (Media Dependent Interface, connessione dritta) e che gli hub e switch usino porte a connessione incrociata (MDI-X).
Molti dispositivi (detti Auto-MDIX o Auto Cross) accettano entrambi i tipi di cavo, ma questo non sempre accade con i componenti a basso costo.
Installazione Prendiamo come esempio il router ADSL D-Link DSL-502T, un modello recente che, pur essendo tra i più economici, supporta tutti i protocolli che vi potrebbero servire per collegarlo a un firewall e per supportare vari tipi di routing: VPN (rete privata virtuale), DMZ (zona demilitarizzata tra router e firewall) e altro ancora.
Il DSL-502T ha un'uscita Ethernet e una USB, utilizzabili simultaneamente. La connessione Ethernet è indipendente dal sistema operativo, mentre per usare la porta USB occorre installare un driver.
Se non avete più di tre PC in rete, il modello DSL-504T include anche uno switch a quattro porte, ma non ha la porta USB.
Seguendo le istruzioni, collegate i cavi e l'alimentazione e iniziate il setup attraverso l'interfaccia Web. Come per la maggior parte dei moderni dispositivi di rete, la configurazione e la gestione avvengono attraverso il browser, collegandosi al Web server contenuto nel firmware del router.
La cosa migliore da fare all'inizio è collegare solo un PC al router e aprire la pagina di default, che per il DSL-502T è la 192.168.1.1.
Perché essa sia accessibile, anche il PC dovrà avere un indirizzo 192.168.1.x con subnet mask 255.255.255.0 e gateway 192.168.1.1.
Se preferite usare indirizzi diversi per la rete locale, potete farlo, modificando l'indirizzo del router nel setup alla voce Management IP.
Nelle impostazioni della connessione LAN dei PC, potete utilizzare indirizzi IP fissi oppure lasciare che essi siano assegnati automaticamente dal server DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) del router, da attivare alla voce DHCP Configuration.
In ogni caso, è bene che sia attivo un solo servizio DHCP in rete, per esempio quello del router o quello di Windows.
Configurazione La parte più delicata della configurazione è quella riguardante la connessione ADSL, che nel DSL-502T si trova nel menu Setup alle voci DSL Setup (dove lasciate selezionato il default MMMODE - Multi-mode - per il tipo di modulazione) e Connection 1.
Di solito viene utilizzata la connessione PPPoA, una connessione seriale punto a punto tra l'utente e il gestore che confluisce nella connessione ATM ad alta velocità tra il gestore e il resto del mondo.
Probabilmente vanno bene i parametri di default VPI=8 (identificatore del percorso virtuale ATM) e VCI= 35 (numero del canale o circuito virtuale all'interno del percorso virtuale), con tipo di incapsulazione VC. Questi parametri sono comunque specificati dal provider; per tutti gli altri, lasciate invariati i valori di default.
La casella NAT (Network Address Translation) deve essere selezionata se si desidera, come di solito accade, che il router utilizzi un singolo indirizzo IP pubblico su Internet e diversi indirizzi IP privati sulla rete locale, provvedendo alla traduzione tra gli indirizzi interni e l'indirizzo esterno.
Per sfruttare la funzione NAT, gli indirizzi IP dei vostri PC devono essere in uno dei range privati: 192.168.0- 192.168.255.255, 172.16.0.0- 172.31.255.255 o 10.0.0.0- 10.255.255.255, che per convenzione non sono accessibili da Internet.
Un router ADSL spesso include una funzione firewall, che può essere rudimentale (come per il DSL-502T) o più elaborata.
Disponendo già di un firewall hardware efficace, abbiamo scelto il DSL-502T perché ben dotato nelle aree ADSL e routing ma privo di un firewall con stateful inspection e blocco delle intrusioni.
Noi preferiamo un firewall separato, che dia garanzie di sicurezza e configurabilità, a una soluzione integrata nel router ma di inferiore efficacia.
In una configurazione essenziale, dove l'uscita Ethernet del router è connessa a uno switch e da qui ai PC, l'indirizzo del gateway, ovvero la porta della vostra rete verso Internet, è l'indirizzo del router (nell'esempio, 192.168.1.1, se non lo modificate).
Se installate un firewall tra il router e lo switch, la configurazione si complica e il gateway diventa il firewall.
Perché i PC possano accedere a Internet, quando configurate la loro connessione di rete in Windows dovete impostare, oltre all'indirizzo IP, l'indirizzo del gateway e gli indirizzi dei server DNS forniti dal provider ADSL.
Come funziona il router ADSL - parte 3
Router e switch Un router utilizza gli indirizzi IP per instradare i pacchetti da una rete all'altra seguendo il percorso che porta a destinazione con maggiore efficienza generale (tempo, costo, affollamento e via dicendo).
Ogni router mantiene una routing table (tabella di routing) contenente gli indirizzi delle reti locali, i percorsi di routing da usare in base a indirizzi di destinazione noti e l'indirizzo del router di default a cui inviare i pacchetti in assenza di una rotta prestabilita.
La routing table governa il funzionamento del router, che scambia informazioni con gli altri router per mantenersi aggiornato.
Nel caso molto più semplice di un router ADSL, esso vede da un lato la rete geografica del provider e dall'altro la rete locale dell'utente e instrada i pacchetti tra le due reti.
Mentre il router opera in base agli indirizzi IP, lo switch smista i pacchetti da una porta all'altra utilizzando gli indirizzi fisici (MAC, Medium Access Control) delle interfacce di rete (ogni scheda di rete ha un indirizzo MAC unico che la contraddistingue).
Durante il funzionamento, lo switch si costruisce una tabella di forwarding (inoltro) che abbina gli indirizzi MAC dei mittenti (presi dai pacchetti in transito) al numero di porta a cui sono collegati, in modo da velocizzare lo smistamento dei pacchetti.
BridgeDiversi router ADSL, tra cui il DSL-502T, sono configurabili come bridge per i casi in cui l'unica funzione richiesta sia quella di far transitare tutto quello che arriva (pacchetti e protocolli), collegando in un'unica rete il lato WAN del router (rete del provider) e il lato LAN (la vostra rete).
Questa modalità (Bridged Ethernet over ATM) può essere utilizzata quando la porta LAN del router è collegata a un dispositivo (per esempio un firewall) in grado di gestire il dialogo di autenticazione (richiesta di nome utente e password) con il provider ADSL.
La modalità bridge del router è uno dei modi per collegare un firewall con supporto PPPoE (Point to Point Protocol over Ethernet), ma senza supporto PPPoA, a una linea ADSL PPPoA.
Come posso avviare il “Windows” che mi serve?
Ho una doppia installazione di Windows XP Professional su due partizioni dello stesso disco fisso. Attualmente all’avvio appaiono due voci identiche Windows XP Professional per la scelta del sistema da avviare. Spesso mi capita di dimenticare il sistema da avviare, quello su cui stavo lavorando, e ogni volta devo riavviare per selezionare quello giusto. Posso rinominare uno dei due sistemi operativi?
La risposta è sì. Aprite Risorse del computer, localizzate il file boot.ini nella directory principale del disco C: e apritelo con l’editor di testo Notepad.
Se il file non è visibile dovete attivare l’opzione Visualizza cartelle e file nascosti in Risorse del computer, Strumenti, Opzioni cartella, Visualizzazione.
All’interno del file si dovrebbero trovare delle stringhe di testo simili a queste:multi(0)disk(0)rdisk(0)partition(1)\WINDOWS=”Microsoft Windows XP Professional” /fastdetectmulti(0)disk(0)rdisk(0)partition(1)\WINDOWS=”Microsoft Windows XP Professional” /fastdetect.
Modificate le scritte incluse tra le virgolette, per esempio multi(0)disk(0)rdisk(0)partition(1)\WINDOWS=”Windows XP Professional 1” /fastdetect e multi(0)disk(0)rdisk(0)partition(1)\WINDOWS=”Microsoft Windows XP Professional 2” /fastdetect.
Per prudenza create una copia di boot.ini chiamandola boot.old. In caso di problemi avviate il computer con un disco contenente il sistema operativo DOS, cancellate il boot.ini modificato e rinominate boot.old in boot.ini.
Questo metodo non funziona se avete la partizione formattata con il sistema NTFS.
Controllare il livello di sicurezza del tuo PC
DSLR è un servizio gratuito via Web che permette di controllare quali porte del personal computer risultano aperte e visibili all'esterno
Michele Nasi
luglio 2003 Se non si dispone né di un firewall né di un router, è possibile che il proprio computer presenti una o più porte aperte che facilitino l'accesso od il controllo non autorizzato del vostro personal computer da parte di malintenzionati. Per controllare la sicurezza del proprio PC è disponibile in Rete DSLR (DSLReports), un servizio gratuito via Web che permette di scoprire subito quali porte risultano aperte e visibili dall'esterno, attraverso Internet.
Per prima cosa, collegatevi con la pagina seguente: http://www.dslreports.com/scanPrima di collegarvi con tale indirizzo, assicuratevi che il vostro browser Internet sia in grado di eseguire le applet Java: DSLReports utilizza, infatti, la tecnologia Java per compiere i test di sicurezza sul vostro personal computer.
A questo punto, cliccate sul pulsante Probe per avviare il test sul vostro personal computer.DSLReports sarà in grado di rilevare automaticamente l'indirizzo IP assegnato alla vostra macchina e di effettuare una serie di richieste via TCP/IP - UDP. Il sistema mette subito in luce tutte le porte che risultano aperte, evidenziando soprattutto la 139 (NETBIOS) che rende estremamente più semplice l'accesso ad un computer collegato via Internet.
Una volta concluso il test, si dovrà premere il pulsante Result per ottenere un sommario completo su quanto è stato rilevato sul vostro personal computer. Qualora venissero enumerate porte aperte (dizione OPEN PORT) si dovrà provvedere a chiuderle configurando opportunamente, ad esempio, un software firewall.
Il passo successivo è quello di installare un buon software firewall, configurandolo in modo adeguato, come Outpost Firewall, ZoneAlarm o Norton Personal Firewall 2003.
DSLReport offre anche un sistema di test più avanzato (comprehensive scan), raggiungibile all'indirizzo seguente:http://www.dslreports.com/secureme
Blocco di Windows XP2? Ecco la patch
Blocco di Windows XP2? Ecco la patch
Risolto un errore di programmazione relativo al file HTTP.SYS
Michele Nasi
25 Febbraio 2005
Non siamo ancora al secondo martedì del mese, giorno "canonico" per il rilascio di patch ed aggiornamenti di sicurezza da parte di Microsoft, purtuttavia l'azienda di Bill Gates ha da poco reso disponibile una patch destinata agli utenti di Windows XP Service Pack 2.
L'aggiornamento risolve un problema, conosciuto sin dal mese di dicembre 2004 e che "affligge" anche Windows Server 2003 e Windows XP Tablet PC Edition 2005, determinato dall'installazione - in alcune circostanze - di applicativi antivirus o firewall di terze parti.
In queste situazioni, il sistema potrebbe bloccarsi visualizzando una schermata blu d'errore (l'odiatissimo Blue Screen of Death) recante il messaggio Stop 0x05 (INVALID_PROCESS_ATTACH_ATTEMPT).
Secondo quanto dichiarato da Microsoft, il problema non è da considerarsi come una vulnerabilità bensì un errore di programmazione relativamente al file HTTP.SYS.
L'aggiornamento è stato reso disponibile tramite il servizio Windows Update ed è entrato a far parte di Aggiornamenti automatici (le patch che vengono automaticamente scaricate ed installate).
Per maggiori informazioni, è possibile far riferimento a questa pagina.
Firefox, pronto il security update
Con il rilascio della versione 1.0.1, sono state risolte diverse vulnerabilità
25 Febbraio 2005
Mozilla Foundation ha rilasciato una nuova versione del proprio browser open source Firefox.
La release 1.0.1 è in sostanza un aggiornamento di sicurezza che risolve diverse vulnerabilità del browser. La più importante è relativa all’IDN (Internationl Domain Names). che può facilitare la strada ai responsabili di truffe on line (phishing).
La vulnerabilità, infatti, potrebbe far credere all'utente di navigare su un sito Web conosciuto e sicuro, quando invece si è sul sito Web "maligno".
L’aggiornamento è disponibile per i sistemi operativi Windows, Mac OS e Linux.
Per scaricare la versione italiana di Firefox 1.0.1, fate riferimento a questa pagina.
Sorpresa: Windows Xp si autentica al telefono
Una nuova misura per arginare il fenomeno del traffico dei certificati di autenticità. Parte in forma sperimentale dal prossimo mese.
25 Febbraio 2005
Con l'obiettivo di limitare il fenomeno della pitareria e, nello specifico, del furto o della contraffazione di certificati di autenticità, a partire dal prossimo mese Microsoft potrebbe non accettare più l'attivazione via Internet di Windows Xp.In una prima fase, la misura dovrebbe riguardare un numero ristretto di sistemi, ma potrebbe poi estendersi in un secondo momento fino a divenire pratica generalizzata.La società giustifica la nuova misura con il fatto di aver scoperto un vero e proprio traffico di certificati di autencità, copiati se non addirittura rubati da altri pc e poi immessi sul mercato. Nella sostanza, Microsoft disattiverà le chiavi di attivazione per i sistemi dei 20 principali Oem, così da "obbligare" l'utente o il rivenditore a effettuare una chiamata al customer service per successiva assistenza. Nel corso della telefonata, prima di autorizzare l'attivazione del sistema, l'operatore chiederà al cliente una serie di infomazioni per accertare l'autenticità del certificato.

